Cardiomiopatia ipertrofica felina
La cardiomiopatia ipertrofica (CMI o HCM
- hypertrophic cardiomiopathy) è la patologia cardiaca più
comune nel gatto , e presenta analogie con la specie umana mostrando una
spiccata tendenza ereditaria. Sono colpiti gatti di razza
ma anche incroci. In particolare, nei gatti di razza Maine Coon
e Ragdoll si riscontrano due diverse mutazioni genetiche
autosomiche dominanti con influenza sulla proteina C legante la miosina
del sarcomero (MYBPC3), ma il quadro va inteso in evoluzione secondo il
costante aggiornamento della ricerca .
Nell’uomo, specie in cui la cardiomiopatia ipertrofica ha caratteristiche
note di familiarità, sono stati individuati 10geni con piu’
di 500 mutazioni.
Anatomicamente la patologia è caratterizzata da un ispessimento
inappropriato del miocardio ventricolare. L’ipertrofia
può essere diffusa e simmetrica oppure limitata ad alcune porzioni
del setto interventricolare o della parete libera del ventricolo sinistro
o ai muscoli papillari. A questa condizione possono essere associati l’alterata
dinamica dell’apparato valvolare mitralico (movimento sistolico
anteriore del lembo settale) e la stenosi dinamica dei tratti di efflusso
del ventricolo sinistro o destro,
La diagnosi viene effettuata sulla base dell’obiettività
clinica, di accertamenti strumentali principalmente Rx, ECG, ecocardiogramma
e misurazione della pressione arteriosa sistemica , riscontri ematologici-ematochimici
e sierologici.
L’ HCM ha un’ espressività fenotipica variabile e comparsa
delle caratteristiche cliniche ed ecocardiografiche tipiche più
frequentemente dopo la completa maturità sessuale.
In particolare, all’esame obiettivo si possono riscontrare soffi
cardiaci, alterazioni del battito e del polso arterioso, cosi’ come
della frequenza e della profondità del respiro per edema polmonare
e versamento pleurico, lipotimie, debolezza per bassa portata circolatoria;
il proprietario puo’ anche riferire che il gatto è in benessere
o semplicemente abbattuto e anorettico.
Con presentazione iperacuta e talora drammatica si possono osservare i
segni di grave scompenso respiratorio e cardiocircolatorio e quelli legati
a embolia sistemica per mobilizzazione di trombi dalle cavità cardiache;
le priorità delle procedure diagnostiche nei pazienti critici devono
essere valutate con attenzione ed eventualmente rimandate a condizioni
cliniche stabilizzate per evitare il precipitare delle stesse in conseguenza
dello stress e della paura cagionati dal contenimento.
La radiologia toracica e l’ecg contribuiscono rispettivamente a
valutare ulteriormente le condizioni toracopleuropolmonari e i disturbi
del ritmo. Importante è poi escludere che l’ipertrofia cardiaca
sia correlata ad una sottostante comorbilità (quale ad esempio,
disidratazione e pseudoipertrofia, patologie steno-ostruttive valvolari
o dei tratti di efflusso ventricolari, ipertensione arteriosa sistemica,
insufficienza renale , disendocrinìe…)
L’ecocardiogramma gioca sicuramente un ruolo fondamentale
nel percorso diagnostico e un operatore esperto è in grado di valutare
adeguatamente l’ipertrofia e il deterioramento della funzione cardiaca
con tecnica basale sino a valutazioni molto avanzate sulla ricaduta clinica.
Lo studio eco Doppler vascolare (color e power Doppler)
è importante per valutare le sindromi da sospetta embolia arteriosa,
sempre unitamente alla clinica e al quadro ematologico- ematochimico.
Con ecocardiografia color Doppler è possibile
evidenziare ipertrofia ventricolare di grado e distribuzione variabili
(valutabili con giudizio soggettivo ispettivo unitamente a precisi criteri
e parametri misurabili ), alterazioni della geometria ventricolare e dell’ecostruttura
miocardica, disfunzioni diastoliche , trombosi endocavitarie, versamento
pleuropericardico.
In caso di embolia sistemica acuta, i segni clinici sono variabili a seconda
del territorio di afferenza dell’arteria colpita ( ad es. mesenterico,
renale, iliaca-bisiliaco, brachiale ) , del grado di obliterazione e della
riabitazicone dei tessuti a valle per apertura di circoli collaterali;
si osserva inizialmente un intenso risentimento algico per ischemia del
distretto coinvolto, con prognosi variabile, ma generalmente infausta
in caso di ampie ischemie e coinvolgimento di organi vitali, soprattutto
in ragione della cardiopatia sottostante e di varie comorlità per
embolia e trombosi del carrefour aortobisiliaco. L’evenienza rientra
in ogni caso nell’ ambito dell’urgenza-emergenza e richiede
l’intervento del personale di pronto soccorso veterinario .
La terapia utilizza farmaci differenti a seconda del
grado della patologia al momento della diagnosi, con frequente impiego
di beta-bloccanti e calcio antagonisti, diuretici, ossigeno, e l’uso
prudente di vasodilatatori ; la terapia cronica per via orale richiede
una buona aderenza (compliance) da parte del proprietario e , naturalmente,
del gatto (!), volte a garantirne continuità e precisione .
La prognosi è infatti influenzata dalla precocità
della diagnosi e dalla presentazione clinica della malattia; l’aspettativa
e la qualità di vita sono migliori in caso di un paziente libero
da segni obiettivabili di scompenso e con elevata compliance terapeutica,
molto piu’ compromessa in caso di diagnosi in corso di presentazione
acuta e di complicanze (ad esempio, versamento pleurico massivo , infarto
del miocardio o embolia arteriosa), o per gatti semi- o completamente
outdoor o di difficile gestione da parte del proprietario.
E’ fondamentale un atteggiamento di tipo preventivo
e di costante monitoraggio sia da parte del proprietario
che del medico veterinario curante al fine di riconoscere la malattia
in fase subclinica o quantomeno precocemente clinica, e rivolgersi eventualmente
allo specialista per un consulto. Al pari, un ruolo fondamentale è
svolto dagli allevatori, per poter selezionare riproduttori liberi
dalle mutazioni genetiche riconosciute.
Un paziente affetto da mutazione genetica puo’ sviluppare in ogni
momento la patologia ed è quindi indicato un monitoraggio clinico-strumentale
seriato a intervalli regolari per intervenire tempestivamente in caso
di esordio.
L’Osservatorio per lo studio dell’HCM felina
sta conducendo uno studio approfondito sulla distribuzione della patologia
negli ambiti di razza. Studi continuativi e su popolazioni significative
contribuiranno a evidenziare altre configurazioni genetiche e ad aumentare
la conoscenza della patologia , analogamente a quanto effettuato in medicina
umana.
Ricordiamo che la malattia puo’ colpire anche soggetti non appartenenti
a razze riconosciute come a rischio, e anche gatti non di razza pura,
verso i quali è utile mantenere un atteggiamento prudente durente
i controlli veterinari di routine , in considerazione della frequente
presentazione iperacuta delle patologie cardiovascolari in questa specie
.